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Scelta dei siti, infrastrutture, advocacy: il triangolo Decathlon per il Mobility Management

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Matteo Magnoni
Matteo Magnoni
Corporate Mobility Manager @ Decathlon Italia
Scelta dei siti, infrastrutture, advocacy: il triangolo Decathlon per il Mobility Management

I viaggi di collaboratori e clienti pesano il 12,5% delle emissioni globali di Decathlon. È una voce su cui un’azienda può intervenire con strumenti operativi di breve periodo. Abbiamo parlato con Matteo Magnoni, Corporate Mobility Manager di Decathlon Italia, di come la sua azienda sta usando i criteri di localizzazione dei punti vendita, il bike parking e l’advocacy territoriale per spostare il baricentro dal commuting in auto a quello attivo.

Matteo Magnoni lavora in Decathlon da quindici anni e dal 2024 è Corporate Mobility Manager. Il suo perimetro copre i viaggi di lavoro, la flotta aziendale e gli spostamenti quotidiani dei dipendenti; in Italia gestisce direttamente i Piani Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) di ogni unità produttiva.

Paolo Barbato: Decathlon vende sport e movimento. Quanto pesa questa identità sul modo in cui hai costruito il tuo ruolo?

Matteo Magnoni: Pesa molto, ed è stato il primo argomento che ho usato quando ho iniziato a costruire il mio perimetro di lavoro. Decathlon ha un purpose chiaro: unire attraverso lo sport per rendere il benessere accessibile a tutte le persone. Quando parti da lì, la mobilità attiva non è un tema collaterale alla sostenibilità aziendale. È il settore in cui Decathlon compete ogni giorno come fornitore di prodotti e servizi, e portarla dentro l’azienda come pratica quotidiana dei collaboratori e collaboratrici è il modo più diretto per renderla credibile. Mi ha dato un punto di partenza forte: non dovevo convincere nessuno che la bicicletta fosse una buona idea in astratto, perché Decathlon lo sa già da cinquant’anni.

Paolo Barbato: I viaggi di collaboratori e clienti pesano il 12,5% delle emissioni globali di Decathlon. Perché concentrarsi proprio su questa voce?

Matteo Magnoni: Perché in Decathlon è uno degli ambiti in cui possiamo attivare leve operative e ottenere risultati già nel breve-medio termine. Intervenire sugli spostamenti significa agire su scelte di welfare, infrastrutture e incentivi che si possono implementare nel giro di uno o due anni. È una questione di pragmatismo: preferiamo l’azione immediata e concreta alla semplice analisi delle percentuali.

Paolo Barbato: Avete portato il mobility management dentro le decisioni immobiliari. Spiegami meglio.

Matteo Magnoni: In Decathlon abbiamo definito criteri di localizzazione che entrano nella valutazione di ogni nuovo sito: la presenza di piste ciclabili entro 150 metri e di fermate del trasporto pubblico entro 500 metri sono requisiti di valutazione, non elementi opzionali. In parallelo stiamo costruendo una rete di bike parking negli headquarter e nei punti vendita esistenti, con soluzioni differenziate: box chiusi e sicuri per i collaboratori e collaboratrici, rastrelliere coperte per i clienti. La logica è che le infrastrutture contano più degli incentivi economici: se arrivi in bicicletta e non hai dove lasciarla al sicuro, nessun bonus ti convince a farlo la volta successiva.

Paolo Barbato: Che argomenti porti in azienda per sostenere questi investimenti?

Matteo Magnoni: Il confronto diretto tra i costi delle due modalità è quello che funziona meglio. Il costo annuo stimato di chi va al lavoro in bicicletta si aggira intorno ai 300 euro; quello medio di possedere e usare un’auto in Italia ponderato sui primi 4 anni di vita del veicolo, secondo il Car Cost Index LeasePlan 2022, supera i 12.000 euro. È un argomento economico che non ha bisogno di traduzioni. A questo si aggiunge il livello macro: secondo i dati raccolti da Colville-Andersen in Copenhagenize, per ogni chilometro percorso in auto l’economia nazionale perde 89 centesimi (costi sanitari, congestione, infrastrutture, esternalità ambientali), mentre per ogni chilometro percorso in bicicletta ne guadagna 26. Affrontare il tema su più livelli permette a Decathlon di costruire una proposta e, di conseguenza, una decisione più solida.

Paolo Barbato: C’è qualcosa che non dipende dall’azienda e che rende il lavoro più difficile?

Matteo Magnoni: Il contesto urbano. Un’azienda può fare molto internamente, ma se le strade intorno al sito non hanno infrastruttura ciclabile sicura, le barriere che frenano le persone restano fuori dal nostro controllo. Per questo in Decathlon abbiamo scelto di investire anche in advocacy esterna, lavorando su tre fronti diversi. Nella mobilità attiva urbana abbiamo partecipato ad eventi come MilleMila Bici Milano con Legambiente e Milano in Bicicletta e Siamo Nati per Camminare dell’associazione Genitori Antismog. Nei contesti istituzionali e di ricerca siamo intervenuti alla Camera dei Deputati per il Congresso Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile dell’Appennino, a L’étape Parma, in Bocconi, a DIDACTA Firenze. Nell’inclusione, con Vento in Faccia e Decathlon Foundation lavoriamo insieme ad associazioni ed enti come Il Germoglio, Rete Macramé e TikiTaka per rendere la mobilità attiva accessibile anche a chi ha barriere fisiche o cognitive. È il tentativo di contribuire a costruire un ambiente più favorevole alla mobilità attiva, senza un lavoro collettivo il resto rimane un’eccezione invece di diventare la norma.


Non tutte le aziende hanno il vantaggio identitario di Decathlon, dove la mobilità attiva è già parte del business. Il metodo, però, è separabile dall’identità: definire criteri di prossimità misurabili nelle scelte immobiliari, costruire infrastrutture interne prima di erogare incentivi, articolare l’advocacy esterna su più piani.

Sono tre passaggi che qualsiasi azienda con una funzione di mobility management strutturata può iniziare a lavorare nel proprio prossimo ciclo annuale di pianificazione.

Matteo Magnoni
Chi è Matteo Magnoni

Corporate Mobility Manager di Decathlon Italia, dove lavora da quindici anni e dal 2024 ricopre questo ruolo. Il suo perimetro copre i viaggi di lavoro, la flotta aziendale e gli spostamenti quotidiani dei dipendenti; in Italia gestisce direttamente i Piani Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) di ogni unità produttiva.

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