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L'INAIL sconta il premio a chi riduce il rischio stradale. Quasi nessuno lo chiede per il casa-lavoro.

Paolo Barbato
Paolo Barbato
CEO @ Wiseair
L'INAIL sconta il premio a chi riduce il rischio stradale. Quasi nessuno lo chiede per il casa-lavoro.

Il modello OT23 2027 assegna più peso agli infortuni in itinere, mentre le domande di riduzione continuano a concentrarsi altrove.

di Paolo Barbato

Nel 2024 l’INAIL ha registrato 1.228 denunce d’infortunio con esito mortale, e oltre una su tre è avvenuta su strada: il 19,63% in itinere con mezzo di trasporto e il 17,92% in occasione di lavoro con mezzo di trasporto, per un totale del 37,55% dei decessi denunciati.

Il solo tragitto casa-lavoro pesa per il 25% di tutti i decessi denunciati all’Istituto, mentre nel 2000, anno in cui è stata introdotta la copertura assicurativa per l’infortunio in itinere, quella quota si fermava al 15%. Nello stesso arco di tempo le denunce in itinere sono passate da poco più di 35.000 a 101.805, con un’incidenza che nel 2024 si attesta a 425 casi ogni 100.000 addetti.

Dietro questi numeri ci sono persone che escono di casa la mattina per andare al lavoro e non arrivano, oppure non tornano. La distinzione tra infortunio avvenuto in azienda e infortunio avvenuto sul tragitto ha senso sul piano assicurativo e statistico, ma non ne ha nessuno per la famiglia di chi resta a terra, e chi si occupa di mobilità aziendale lavora esattamente su questa parte del rischio.

Il dato che dovrebbe orientare le priorità riguarda il genere: tra i lavoratori che perdono la vita per rischio stradale, per le donne l’infortunio in itinere pesa il 47% dei casi mortali contro il 21% degli uomini, secondo la media del biennio 2023-2024. Non si tratta di un numero assoluto più alto di vittime femminili, ma del fatto che quando una lavoratrice muore sul lavoro succede molto più spesso sulla strada di casa, il che significa che chi interviene sul commuting protegge in misura maggiore proprio la componente più esposta.

Lo scarto tra dove sta il rischio e dove si chiede lo sconto

Su questo sfondo va letto l’aggiornamento normativo di luglio, che arriva mentre le aziende cercano lo sconto sul premio assicurativo quasi ovunque tranne che qui. Nel 2025 hanno ottenuto la riduzione del tasso medio di tariffa INAIL 30.841 aziende, per un risparmio complessivo superiore a 211 milioni di euro, ma circa l’80% delle domande riguarda la sezione E del modello, quella delle misure organizzative: sistemi di gestione certificati, modelli organizzativi, asseverazioni. La sezione dedicata al rischio stradale resta marginale.

Lo scarto tra dove si concentra il rischio e dove le aziende vanno a cercare la riduzione è quindi piuttosto evidente. Il modello OT23 pubblicato il 24 luglio per l’anno 2027 lo riduce dal lato dell’offerta, e ora tocca alle aziende ridurlo dal lato della domanda.

Come funziona la riduzione

L’articolo 23 delle Modalità per l’applicazione delle Tariffe dei premi (decreto interministeriale 27 febbraio 2019) riconosce una riduzione del tasso medio di tariffa alle aziende che realizzano interventi di prevenzione aggiuntivi rispetto agli obblighi di legge, e ogni anno l’INAIL pubblica il modello OT23 per elencare quali interventi valgono.

La percentuale dipende dalla dimensione della posizione assicurativa territoriale, misurata in lavoratori-anno del triennio: 28% fino a 10, 18% da 10,01 a 50, 10% da 50,01 a 200 e 5% oltre 200, mentre nei primi due anni di attività si applica una misura fissa dell’8%. A questa riduzione si somma poi l’eventuale riduzione per andamento infortunistico favorevole, dato che le due non sono alternative.

Il meccanismo temporale conta però più della percentuale, perché gli interventi vanno realizzati nell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda. Per l’OT23 2027 questo significa interventi realizzati nel 2026 e domanda telematica entro il 1° marzo 2027, il che lascia a chi legge questo articolo ad agosto ancora quattro mesi utili per attivare qualcosa di rendicontabile, mentre chi lo leggesse a gennaio starebbe già ragionando sul 2028.

Perché l’INAIL ha spostato il peso sul rischio stradale

Il modello 2027 mantiene sei sezioni per un totale di 65 voci, 35 di tipo A e 30 di tipo B, e dedica la sezione B alla prevenzione del rischio stradale.

La motivazione dichiarata dall’Istituto è l’incremento degli infortuni su strada, quelli in itinere compresi. Il direttore generale Marcello Fiori ha collegato l’aggiornamento del modello alla crescita del peso degli incidenti stradali nel quadro complessivo degli infortuni, indicando come obiettivo quello di valorizzare le scelte aziendali che riducono l’errore umano alla guida (comunicato del 24 luglio).

“Gli incidenti che avvengono su strada – sottolinea il direttore generale dell’Inail, Marcello Fiori – sono una delle emergenze su cui stiamo concentrando la nostra attenzione. Il loro peso nel quadro complessivo degli infortuni è in costante aumento e l’aggiornamento del modello OT23 vuole dare un segnale preciso alle imprese: dotare i propri veicoli di tecnologie che limitino l’errore umano non è più solo una buona pratica, è una scelta che può salvare vite. Per questo abbiamo deciso di valorizzare di più queste scelte”

I dati che stanno dietro a questa scelta sono quelli elaborati dalla Consulenza Statistico Attuariale dell’INAIL e presentati alla 26ª Conferenza Nazionale sul Mobility Management dello scorso giugno, e delineano tre elementi che meritano attenzione da parte di chi si occupa di mobilità aziendale.

Il primo riguarda la traiettoria del fenomeno, dato che i numeri provvisori del primo quadrimestre 2026 segnano un aumento dell’11% sullo stesso periodo del 2025, passando da 27.440 a 30.573 casi. Il secondo riguarda la distribuzione nel tempo, perché un quarto degli infortuni stradali si verifica tra le 7 e le 9 del mattino e tre quarti nei primi quattro giorni della settimana, che sono le coordinate del pendolarismo sistematico più che del traffico generico. Il terzo riguarda la gravità delle conseguenze, visto che gli infortuni con mezzo di trasporto coinvolto producono menomazioni permanenti nel 12,7% dei casi indennizzati contro l’8,5% di quelli senza mezzo di trasporto, con un’incidenza degli esiti mortali cinque volte superiore.

Cosa può attivare un Mobility Manager

La parte operativa richiede di leggere il modello e non solo il comunicato, perché gli interventi sono classificati in tipo A e tipo B secondo la valenza prevenzionale e per ottenere la riduzione serve un intervento di tipo A oppure due di tipo B. Questa regola cambia il modo in cui va costruito il dossier.

Nella sezione B ci sono due voci che rientrano direttamente nel perimetro del Mobility Manager (MM). La B-1, di tipo B, riconosce il servizio di trasporto collettivo casa-lavoro integrativo del trasporto pubblico, e il modello è esplicito su cosa vale: navette organizzate con ditte esterne o con personale aziendale, collegamento tra i punti di arrivo dei mezzi pubblici e la sede, corse notturne. Il servizio deve essere stato attivo nel 2026 anche se il contratto può essere anteriore, e la documentazione richiesta comprende il contratto con la ditta di trasporto, con indicazione di mezzi, tragitti e orari, insieme alla fattura di pagamento.

La B-2, sempre di tipo B, copre invece gli interventi di miglioramento della sicurezza delle infrastrutture stradali in prossimità del luogo di lavoro, dagli impianti semaforici all’illuminazione, dagli attraversamenti pedonali alle rotatorie e alle piste ciclabili, a condizione che siano realizzati in attuazione di accordi o convenzioni con gli enti competenti. Servono quindi la convenzione sottoscritta e la prova documentale della realizzazione nel 2026. Va tenuto presente che, essendo entrambe di tipo B, queste due voci producono la riduzione solo se presentate insieme.

Fuori dalla sezione B ma dentro lo stesso ragionamento c’è la D-4, che essendo di tipo A risulta sufficiente da sola e riguarda il corso teorico-pratico di guida sicura per i lavoratori che usano veicoli a motore nell’attività lavorativa. La soglia è precisa, perché richiede che nel 2026 sia stato formato almeno il 30% del personale addetto all’autotrasporto o che comunque utilizza veicoli aziendali, e il modello specifica dieci argomenti che il corso deve trattare oltre a richiedere evidenza documentale della competenza dei formatori.

Resta infine la B-3, anch’essa di tipo A, che riguarda l’installazione di almeno tre dispositivi di sicurezza non obbligatori su tutti i veicoli aziendali che ne siano sprovvisti, tra cui l’adattamento intelligente della velocità, l’avviso di stanchezza del conducente, la frenata di emergenza e il mantenimento della corsia. C’è da considerare che la condizione di installazione su tutti i veicoli la rende particolarmente impegnativa per le flotte ampie e più praticabile per quelle piccole.

L’argomento da portare ai vertici

Quello che rende interessante questo aggiornamento non è la percentuale di sconto, dato che per un’azienda oltre i 200 lavoratori-anno la riduzione si ferma al 5%, un numero che da solo non giustifica un progetto. È interessante piuttosto il fatto che un ente terzo abbia certificato che il tragitto casa-lavoro sta dentro il perimetro della sicurezza sul lavoro, attaccando a quella certificazione una conseguenza economica misurabile, e chi in azienda ha faticato a spiegare perché il commuting meriti attenzione ha oggi un documento pubblico da mettere sul tavolo.

C’è poi una convergenza pratica che vale la pena notare, perché le misure che valgono nell’OT23 sono le stesse che un piano di mobilità aziendale produce già, dalle navette agli accordi con gli enti locali sulle infrastrutture di accesso alla sede fino agli interventi sulla flotta. Chi ha un piano strutturato ha quindi probabilmente già realizzato qualcosa di rendicontabile senza saperlo.

Il vincolo, come sempre, sta a monte: per sapere se una navetta serve e su quale tragitto occorrono dati affidabili ed accurati sugli spostamenti reali dei dipendenti. Un’azienda che conosce soltanto il codice postale della propria forza lavoro non è in grado di progettare un servizio che qualcuno userà, e di conseguenza non ha niente da rendicontare a marzo.

Resta il fatto che l’80% delle domande di riduzione continua a passare dalla sezione E, e sono aziende che hanno certificato un sistema di gestione, il che rappresenta un buon indicatore di maturità organizzativa sulla sicurezza. La stessa maturità, applicata al tragitto che i dipendenti percorrono ogni mattina tra le 7 e le 9, oggi vale esattamente la stessa riduzione.


Fonti: INAIL, comunicato del 24 luglio 2026; modello OT23/2027 (versione 17 luglio 2026) e guida alla compilazione; elaborazioni della Consulenza Statistico Attuariale INAIL presentate alla 26ª Conferenza Nazionale sul Mobility Management, Roma, 8 giugno 2026; Open Data e Archivi Statistici INAIL aggiornati al 31 ottobre 2025.

Paolo Barbato
Chi è Paolo Barbato

Paolo Barbato è il CEO e co-fondatore di Wiseair. È un ingegnere energetico esperto di Mobility Management, progettazione e analisi della mobilità aziendale.

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